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L’Intelligenza artificiale nel mondo manufacturing – esperienze e prospettive a confronto – parte 1

2018-10-17T14:13:26+00:00 17 ottobre 2018|

Nel mondo del manufacturing è l’intelligenza artificiale il vero motore della quarta rivoluzione industriale. Oggi sono disponibili tecnologie in grado di migliorare in maniera continuativa l’efficacia e la qualità dei processi produttivi, ma spesso la vera barriera alla loro adozione è di natura culturale.
Per questo motivo abbiamo intervistato diversi manager che stanno oggi riflettendo sull’argomento e che possono trasmetterci esperienze, opportunità e problematiche concrete.

Andrea Picozzi, Director Industry 4.0 e Digital Manufacturing Magneti Marelli

Andrea Picozzi

Magneti Marelli è leader a livello internazionale nella fornitura di prodotti, soluzioni e sistemi ad alta tecnologia per il mondo automotive.

Mi occupo di Industry 4.0 e Digital Manufacturing all’interno di Magneti Marelli. Nella nostra azienda ci stiamo oggi concentrando nel fornire un supporto diretto alle fabbriche di modo che possano cominciare a muovere i primi passi per quello che riguarda le loro specifiche esigenze produttive. La mia storia professionale ha inizio all’interno di Whirpool Elettrodomestici dove ho trascorso vent’anni nel settore industriale. La mia esperienza è iniziata come ingegnere di processi per la modifica dei macchinari esistenti e l’installazione di nuovi. Per passi successivi sono arrivato alla direzione di fabbrica e successivamente alla guida di enti centrali come il Manufacturing Quality dept. e l’Ingegneria Industriale per l’area EMEA. Credo che l’esperienza ottenuta nelle precedenti realtà in cui ho lavorato sia di fondamentale importanza nel percorso che ho intrapreso presso Magneti Marelli, perché ho avuto la possibilità di essere anche fruitore finale dei processi d’innovazione. Oggi mi accorgo che per le fabbriche il dialogo diretto con i Data Scientists o gli analisti è abbastanza complicato e deve essere filtrato e facilitato, perché il linguaggio che utilizzano è estremamente tecnico. Il fulcro sta nel saper discernere ciò che è veramente funzionale, dividendo quello che è fin troppo all’avanguardia da ciò che ha una utilità effettiva.
Nell’ambito del digitale bisogna essere curiosi e aperti a sfruttare le nuove tecnologie come un aiuto per poter svolgere il proprio lavoro ed essere supportati nelle decisioni di tutti i giorni, e lo dico da ingegnere meccanico cioè vestendo i panni dell’utilizzatore finale, che si occupa specificamente di impianti di produzione. È per me una grande opportunità poter guidare il cambiamento e osservare l’evoluzione delle tecnologie, aver la possibilità di dedicarmi al 100% a questo lavoro mi sta permettendo di raggiungere la conoscenza per scegliere le giuste soluzioni ai diversi problemi pratici delle fabbriche.
Vedo profilarsi un cambiamento epocale e una tale velocità che mi sembra quasi incompatibile con le competenze delle aziende, anche italiane, dove l’approccio all’innovazione è abbastanza diffidente. Soprattutto il management è ancora restio a questo tipo di evoluzione. A mio avviso, le PMI in Italia sono ancora qualche passo indietro. Credo che il concetto di “intelligenza artificiale” crei ancora molte resistenze, ma sono convinto che questa percezione muterà in tempi relativamente brevi, grazie alla diffusione di conoscenza e competenze in quest’ambito sempre maggiori ma anche ai corsi di formazione a disposizione delle PMI che offrono la possibilità di ampliare le proprie vedute sull’argomento. Personalmente ho già operato in diverse aziende, in tutte ho visto che determinate opportunità ed innovazioni vanno introdotte ed assimilate in modi e tempi corretti, altrimenti il rischio è quello di rimanerne travolti.

Giovanni Grandi, CIO Molteni Farmaceutici

Giovanni Grandi

Molteni Faramaceutici è un’azienda italiana di successo nella produzione di farmaci per la cura delle dipendenze e il trattamento del dolore.

Ragionare sulle possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale alle logiche produttive è di fondamentale importanza in questo periodo. È, tuttavia, altrettanto fondamentale pensare che una delle prime cose che un’azienda deve fare è preparare le persone ad accogliere questo messaggio di cambiamento e trasformazione. Perché parlare di intelligenza artificiale è privo di significato se non forniamo ai nostri interlocutori le basi per comprendere ciò che intendiamo.
C’è una diffidenza diffusa su queste tecnologie perché si teme che l’introduzione dell’intelligenza artificiale distrugga posti di lavoro. Dal mio punto di vista, invece, è vero il contrario: i lavori si diversificano e se ne creano di nuovi. Da questo punto di vista, i finanziamenti a supporto della formazione e dei progetti di change management costituiscono sicuramente una bella leva per incentivare un’azienda a progettare dei cambiamenti che non aveva messo in cantiere. Ritengo, inoltre, che i giovani sarebbero dei vettori ottimali e anche il management, che a volte è lento rispetto al movimento di innovazione, troverebbe nella formazione una spinta a cambiare alcuni schemi mentali. In Molteni vi sono prospettive di progetti innovativi, anche se in azienda capita di scontrarsi con alcuni colleghi che sono difficili da “portare a bordo”, nel senso che la mia visione propulsiva a volte può sembrare erroneamente un atto di attacco. È nel mio credo essere fiducioso, visionare e valutare sempre un approccio innovativo che porti beneficio nell’ambiente lavorativo e faccia crescere l’azienda e la mia persona.

Stefano Orlandi, Operations Manager ZF ITALIA

Stefano Orlandi

La ZF ITALIA è la filiale italiana del Gruppo tedesco ZF Friedrichshafen, seconda azienda al mondo nel settore delle componentistica per trasporti, presente nel mercato italiano dal 1951 con circa 150 dipendenti. Stefano Orlandi è stato Operations Manager dello stabilimento di Gardone Val Trompia (BS) e ora gestisce il reparto di Research and Technical Development dedicato ai componenti sterzanti.

Mi piace paragonare l’intelligenza artificiale ad un “treno in corsa che investirà il mondo” in qualunque ambito. Sappiamo bene che “Every Business is a Digital Business” e non solo per l’intelligenza artificiale ma per tutto ciò che riguarda la digitalizzazione. La mia convinzione è che purtroppo non siamo ancora pronti mentalmente a fare un passo di questo tipo e non ci stiamo sufficientemente preparando sia a livello di società che a livello di aziende.
Noi della ZF Italia siamo fortemente coinvolti in questa evoluzione, soprattutto sul tema dell’Autonomous Driving, perché siamo produttori di tecnologia e la sviluppiamo per chiunque ne necessiti nel settore automobilistico, indirizzando le nostre forze in modo massiccio su due settori, quello della guida autonoma e quello riguardante i sistemi sterzanti.
Per quanto riguarda il nostro settore produttivo siamo invece ancora all’inizio, ma abbiamo progetti di digitalizzazione in fase di avvio. Nonostante i macchinari siano ormai datati, abbiamo visto che questo non costituisce una barriera.
Personalmente, ora che sono nell’ambito della R&D vorrei iniziare a fissare dei punti di partenza solidi, partendo dal mio know-how per identificare quello che sarà il nostro futuro a livello tecnologico e digitale. È questo infatti un tema significativo per tantissime realtà aziendali, soprattutto metalmeccaniche: vedo che ci sono già realtà che hanno saputo guardare in anticipo a queste tematiche grazie ad una buona spinta da parte del top management.
Anche da noi vi è una forte attenzione da parte del top management, mentre da parte del middle management manca ancora una comprensione adeguata del valore che potrebbe portare l’intelligenza artificiale. Il mio contributo va oggi in questo senso: preparare il terreno su cui poter innestare dei cambiamenti.

Un commento

  1. MARCO DI PILLA 18 ottobre 2018 al 14:16 - Rispondi

    Molto interessanti e utili i feedback

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